• Matteo Limiti

LE COMPETENZE DELLO PSICOLOGO

La psicologia, in molte delle sue branche, utilizza metodologie di lavoro che, più che controllare variabili e prevederne gli esiti, favoriscono invece la comprensione del comportamento umano e della sua soggettività. Psicologi ma anche educatori, insegnanti e altre professioni ancora sono tutti accomunati dalla centralità delle competenze trasversali (ovvero quell'insieme di caratteristiche personali e relazionali fondamentali in diversi contesti di vita e lavorativi).



Lo dice il filosofo Galimberti, riferendosi agli insegnanti, ma lo conferma anche la ricerca empirica quando si parla di psicoterapia: la personalità del docente o dello psicologo, la loro capacità empatica, sono il primo e fondamentale ingrediente. Certo, noi come chiunque altro necessitiamo anche di competenze tecnico-specialistiche, come ad esempio saper siglare correttamente un test, eppure non sono queste il cuore della nostra professione. Se da uno psicologo ci si aspetta innanzi tutto che sappia ascoltare con interesse ed empatia, l’auspicio è che un insegnante sia in grado di motivare e coinvolgere i propri allievi. Poi potremo utilizzare quel test psicologico o spiegare quell’argomento specifico ma in assenza del contorno, che è poi il piatto principale, tutto appare fondamentalmente vano. Serve a poco, infatti, sapere siglare correttamente un test se lo psicologo non riesce prima a costruire una sintonia emotiva con il proprio paziente. E’ inutile conoscere a menadito le date della seconda guerra mondiale e raccontarle agli studenti se l’insegnante si mostra svogliato e, così facendo, non riesce a catturare la loro attenzione.

Non possiamo però dire lo stesso di altre professioni, dove la nostra aspettativa è invece prettamente tecnica: meglio un idraulico scontroso e poco empatico, ma efficace nel riparare il nostro rubinetto che perde, che un suo collega alquanto abile nei convenevoli sebbene non altrettanto capace.


Fatte queste premesse, si intravede però un’obiezione all’orizzonte. Se diamo così tanto valore agli aspetti personali e relazionali, a che cosa servono anni e anni di formazione in psicologia?

Il rischio è appunto quello di considerare la psicologia come una professione (solo) vocazionale, dove ciò che conta sono soprattutto generiche competenze trasversali e la volontà indefessa di aiutare gli altri. Se è importante innanzi tutto essere empatici, quante persone empatiche, che non sono psicologhe, conosciamo? Se ad essere prioritario è l’ascolto non giudicante del nostro interlocutore, quanti non psicologi capaci di fare ciò abbiamo già incontrato?


Per non incorrere in simili banalizzazioni, credo occorra affermare che l’obiettivo di una formazione in psicologia è allora quello di lavorare sulla nostra motivazione-vocazione, sulle nostre capacità innate e competenze trasversali trasformandole in qualcosa di specifico della nostra professione. Come ho già scritto in questo articolo, può esserci ad esempio una buona predisposizione all’ascolto ma senza un’adeguata formazione, teorica ed esperienziale, ciò non è sufficiente a far sì che quello che mettiamo in atto sia davvero ascolto psicologico. Solo attraverso un training adeguato la nostra abilità ad ascoltare (competenza trasversale) diventa ascolto psicologico (e quindi qualcosa di specifico dello psicologo). Occorre cioè che il talento innato, il nostro eventuale saper (già) fare, venga calato in ambito lavorativo e diventi quindi un saper fare professionale. Ecco perché non possiamo improvvisarci psicologi né, tanto meno, delegare competenze psicologiche a professionisti di altri campi. Che magari hanno ottime capacità relazionali (competenza trasversale) ma non sono formati ad utilizzarle, ad esempio, nel trattamento psicologico di un paziente borderline (competenza propria dello psicologo). Non dimentichiamoci peraltro dell’importanza della teoria che è ciò che ci orienta permettendoci, ad esempio, di dare un senso (specifico e professionalmente orientato) a ciò che ascoltiamo in seduta.


Per concludere, motivazione-vocazione, competenze relazionali e comunicative e altre abilità personali e trasversali rappresentano ingredienti fondamentali in tutti coloro che si apprestano a diventare psicologi. Perché effettivamente lo diventino è fondamentale però che questo materiale ancora “grezzo” venga “raffinato” da un percorso formativo, teorico ed esperienziale, che permetta infine di apprendere e padroneggiare le competenze proprie della professione psicologica.

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